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Quelle pale sfiorate dal vento da secoli, in mezzo alla laguna, mi hanno sempre affascinato, fin da quando, da piccolo, i miei genitori mi portavano in vacanza nel sud della Toscana, sull'Argentario.

All'epoca alloggiavamo presso Il Pellicano, un albergo di lusso che si trova ancora oggi nella parte sud del promontorio: luogo nel quale la mia famiglia amava trascorrere le torride estati degli anni Ottanta, tra cocktail party esclusivi in piscina e cene di gala a base di ostriche e champagne ma, allo stesso tempo, luogo per me (ragazzino di appena 10 anni) mortalmente noioso: preferivo di gran lunga passare le giornate a mangiarmi con gli occhi Giada, la figlia della proprietaria di un piccolo bar del centro di Porto Ercole che raggiungevo con la bicicletta, oppure scorrazzare nella profumatissima pineta dalla quale si accedeva alla lunga spiaggia libera che si estende per chilometri verso ovest.

Il mulino spagnolo me lo ricordo come fosse oggi: spesso andavo a sedermici davanti e passavo intere mattinate a guardarlo, osservandone ogni minimo centimetro, immaginando battaglie navali tra francesi e spagnoli di cui qualche "saggio" del paese qualche volta mi aveva raccontato.

Lui, il mulino, costruzione per me mitologica e alla quale avevo attribuito poteri quasi umani, si ergeva lì, fiero e robusto in mezzo alla laguna che era capace di inghiottire chiunque ma non "lui": il mio mulino.

Costruito nel Quattrocento dai senesi insieme ad altri 8 fratelli, "lui" era stato il più adattivo della famiglia: dopo il restauro del 1557 ad opera degli spagnoli, che gli avevano regalato finalmente delle pale a vento (inizialmente era dotato infatti da pale che giravano con la forza dell'acqua) il mio mulino è l'unico dei 9 ad aver resistito nel tempo così a lungo da salutare l'arrivo del Granduca Leopoldo II (che nel 1842 fece costruire la diga attuale) prima, mio poi e infine di Renato Zero. Insomma, un via vai di personaggi famosi che è tutto un programma!

(Il Conte in Toscana, 11 ottobre 2015)

Torre del Lago

Il mulino di OrbetelloIngredienti:

  • 300 grammi di pane integrale raffermo
  • 500 grammi di pomodori toscani pelati o di passata di pomodoro toscano biologico
  • 3 spicchi di aglio
  • 1 scalogno
  • olio extravergine di oliva toscano
  • peperoncino
  • tè verde alla menta

La pappa al pomodoro è una ricetta che permette di utilizzare prodotti alimentari come il pane "duro", che altrimenti finirebbe nel secchio dell'immondizia o, ben che vada, come cibo per le galline.

Io ne ho rielaborato la ricetta originale toscana trasformandola in una ricetta lampo grazie alla sostituzione del brodo vegetale con dell'ottimo tè verde alla menta ed eliminando in maniera salutare (ma senza perdere il sapore tipico di questo piatto) il sale.

Innanzitutto prendo i pomodori, li pelo e li taglio a cubetti oppure, se ho molta fretta, utilizzo in sostituzione della buona passata di pomodoro toscano biologico.

In una padella molto grande metto su dell’olio extravergine di oliva toscano e faccio un leggero soffritto con l’aglio e mezzo scalogno tagliati finissimi.

A questo punto ho due soluzioni alternative che dipendono dall'utilizzo di:

  1. passata di pomodoro (se muoio dalla fame o se non ho il pomodoro fresco in casa)
  2. pomodori freschi (se posso cucinare con calma e ho i pomodori freschi)

1. Passata di pomodoro

Se uso la passata di pomodoro a questo punto aggiungo in padella il pane tagliato a tocchetti e, una volta preparate circa due tazze di tè ne verso una sul pane in modo da ammorbidirlo. Con un mestolo in legno giro e pesto costantemente il pane fino a ridurlo (lentamente) ad una poltiglia, la cosiddetta "pappa", aggiungendo, in caso di necessità anche la seconda tazza di tè caldo.

A questo punto aggiungo anche la passata di pomodoro continuando ad amalgamare bene la pappa girandola con il mestolo di legno fino a fargli raggiungere la densità desiderata (più la tenete sul fuoco, più densa diventerà: a me per esempio liquida non piace quindi la tengo sul fuoco anche 20-30 minuti). Negli ultimi minuti "lancio" infine in padella un po' di peperoncino e il basilico. 

Prima di portarla in tavola, una volta impiattata, aggiungo un filo di olio extravergine crudo.

2. Pomodoro fresco

Se uso il pomodoro fresco aggiungo i cubetti al contenuto della padella ed alzo la fiamma per qualche minuto in modo da trasformare i cubetti in salsa. 

Taglio a tocchetti il pane raffermo che ha ormai due, tre, a volte anche quattro giorni e lo aggiungo alla salsa lasciando che si riscaldi. Nel frattempo con un bollitore preparo il té (circa due tazze) che, una volta pronto, aggiungo in padella ancora bollente (una tazza circa) in modo da andare ad ammorbidire il pane.

Con un mestolo in legno giro e pesto costantemente il pane in modo da ridurlo pian piano ad una poltiglia, la cosiddetta "pappa", aggiungendo, in caso di necessità anche la seconda tazza di tè caldo.

A questo punto aggiungo un po' di peperoncino e il basilico, continuando ad amalgamare bene la pappa girandola con il mestolo di legno fino a fargli raggiungere la densità desiderata (più la tenete sul fuoco, più densa diventerà: a me per esempio liquida non piace quindi la tengo sul fuoco anche 20-30 minuti).

Prima di portarla in tavola aggiungo, una volta impiattata, un filo di olio extravergine crudo.

Pappa al pomodoro

SienaLa Provincia di Siena è stata istituita nel 1865 e si trova tra le province di Arezzo, Firenze, Grosseto e Pisa, confinando in parte anche con l'Umbria ed il Lazio.

La città più importante della zona è ovviamente Siena, conosciuta in tutto il mondo per il suo patrimonio storico ed artistico, per la sua architettura medioevale e, naturalmente, per il famoso Palio di Siena: nel 1995 il centro storico della città è stato dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. La provincia di Siena è suddivisa principalmente in sette zone:

  • Alta Val d'Elsa - Comprendente i comuni di Casole d'Elsa (dove si trova Selva di Sogno, l'artistico parco delle sculture di Deva Manfredo), Colle Val d'Elsa, Monteriggioni, Poggibonsi, Radicondoli e San Gimignano, la zona era interamente attraversata dalla via Francigena e dalle sue varianti
  • Area urbana - Ne fanno parte la città di Siena e Monteriggioni
  • Chianti senese - E' la parte meridionale della zona del Chianti
  • Crete Senesi - Comprende i comuni di Asciano, Buonconvento, Monteroni d'Arbia, Rapolano Terme, San Giovanni d'Asso e in parte Trequanda. E' una zona molto caratteristica che prende il nome dall'argilla, mista a salgemma e gesso, che le donano un aspetto quasi lunare dal caratteristico colore grigio-azzurro
  • Val di Chiana senese - Ne fanno parte Cetona, Chianciano Terme, Chiusi, Montepulciano (dove è possibile assistere agli spettacoli del meraviglioso teatro popolare toscano, il Bruscello Poliziano), San Casciano dei Bagni, Sarteano, Sinalunga, Torrita di Siena e in parte Trequanda
  • Val di Merse - A sud-ovest di Siena, si estende nei comuni di Chiusdino, Monticiano, Murlo e Sovicille arrivando fino alle prime pensici delle Colline Metallifere. Comprende anche la riserva naturale Basso Merse, un'area naturale protetta istituita nel 1996
  • Val d'Orcia e Amiata - Insieme alle Crete Sensi rappresenta la "cartolina" della provincia di Siena. I comuni interessati sono Abbadia San Salvatore, Castiglione d'Orcia, Montalcino, Piancastagnaio, Pienza, Radicofani, San Quirico d'Orcia. La zona è spesso interessata dal cosiddetto Trenonatura, un evento che di volta in volta permette di attraversarla con treni a vapore e littorine d'epoca per ammirare i paesaggi da un visuale inconsueta e dallo stile retrò

Nella zona di Siena si trovano anche l'abbazia di San Galgano, nella cui teca è custodita la spada piantata nella roccia, e il vero Mulino Bianco, l'agriturismo nel quale vengono girati gli spot televisivi del noto marchio Barilla.

(Il Conte in Toscana, 2 ottobre 2016)


Il mulino di OrbetelloHo visto la luna. Stanotte. Direte voi, nulla di strano. Tutti hanno visto la luna. Non come me. Come l'ho vista io, non l'ha vista nessuno. Ne sono certo. Ero sulla cima di un pino. Non so come sono riuscito ad arrivare lassù. Ricordo era agosto, il ciclo stellato. Me ne stavo così, in equilibrio precario, osservando la luna. Ogni attimo era buono per cadere. Sventolavo come una banderuola nel continuo tentativo di evitarmi la brutta caduta. La luna mi sorrideva. Con quel suo ghigno gelato ma sincero pareva volermi sorreggere. Era un sostegno morale, una specie di incitamento. Proprio come quando il pubblico smanaccia e urla allo stadio incoraggiando la squadra del cuore. La guardavo. Lei guardava me. Un jet militare sfrecciò nella notte tracciando una linea immaginaria che spaccò in due la luna. Adesso si era fatta un po' triste, non sorrideva più. Poi una nube l'ha coperta. Avvolta in quel suo calore si è addormentata...

A voi non è mai capitato di vedere la luna così? Si comporta proprio come un essere umano, a tratti è anche meno noiosa. Volendo, più interessante. Anzi. Ve la voglio dire tutta. Non rompe le palle come le donne. Eppure, si nota facilmente, la luna è femmina. Ha quel suo modo così sensuale di camminare. Perché la luna, miei cari, cammina. Eccome. Spesso scende dal suo altarino e si degna di girare attorno a casa mia. Non che entri mai, sia chiaro. Però il solo fatto che le ronzi attorno è significativo. Ammicca, ma solo quando non è osservata. Ci ho fatto caso, quando alzi gli occhi verso di lei si gira subito dall'altra parte. Deve essere molto timida. A me piace così. Che posso farci? E poi è eccitante. Sessualmente, intendo. Rotonda, morbida. Non grassa, questo no. Ho motivo di pensare che faccia molta ginnastica, di giorno. In qualche modo dovrà pur passare il tempo quando non è appesa nell'oscurità.

Nessuno è mai riuscito a capire dove vada. Un mio amico dice di averla seguita, una notte. Secondo la sua versione dei fatti si sbronza in un pub londinese. Comunque non mi convince, Ivan è uno sbruffone, il più grosso che conosca. Adora dondolarsi sulle sue sparate, specie quelle più incredibili. A suo dire conosce tutti i più grandi, da Sean Connery a Nicole Kidman, da Robert De Niro a Claudia Schiffer. Un giorno ha persino detto di aver trovato in Versilia nientemeno che Paul Newman. In una discoteca, ubriaco. L'ha guardato negli occhi, si è avvicinato a lui e dopo avergli messo una mano sulla spalla gli ha detto: "Hei amico, questa è vita. Altro che America!" C'è chi lo considera un cretino, chi invece gli sbava dietro sperando di cavarne fuori qualcosa di utile. L'unica certezza, considerato l'alto quantitativo di gin che ingurgita a sera, è riposto in una leggenda: al suo interno albergherebbero bisce e animali di ogni razza e dimensione. Visto che in ogni leggenda sta un fondo di verità, qualcosa di schifoso sta sicuramente all'interno di Ivan.

Sapete, si è fatta sera. Apro la finestra e la luna è già tornata, eccola lassù, è splendida. Lentamente sta salendo. A fatica, deve essere asmatica. Probabilmente è allergica come me alle graminacee, è quasi il periodo. Deve avere sofferto molto. Cure ne ha provate tante a giudicare da tutti i buchi che si ritrova. Ne avevo di uguali sul braccio sinistro quando anch'io tentai con un vaccino. Del tutto inutile se non per quel medico che mi faceva le punture per cinquanta carte a buco. La vedo strana questa sera la luna. Ecco, così com'è adesso, nessuno ha mai visto la luna. E' tutto e niente allo stesso tempo. Non saprei descriverla. Bizzarra come luna, questa. Le altre non so. Eppure ho pensato spesso a come sarebbe, più che a come è. Come sarebbe. Come sarebbe la luna se la terra fosse piatta, le stelle fossero inchiodate al cielo, la forza di gravità attraesse gli oggetti verso l'alto: ecco soprattutto quest'ultima possibilità mi ha sempre attirato, se la forza di gravità fosse al rovescio... andremmo tutti in giro con i capelli ritti, i mari cadrebbero in cielo, gli aquiloni volerebbero senza vento, Ma la gente, noi, come faremmo ad evitare la fine dei mari? L'imperativo sarebbe reggersi. Si, ma dove? Maniglie dappertutto. Maniglie per le strade, maniglie dal benzinaio, maniglie nei parchi, maniglie di sopra e maniglie di sotto, maniglie di fianco, maniglie sui tetti. I quali tetti poi non sarebbero tetti perché tanto la pioggia non cadrebbe più. Maniglie su per di qua e giù per di là. Come uno esce di casa: maniglie. Gli ubriachi sarebbero tutti risucchiati nell'iperspazio: non si reggono in piedi, figuriamoci alle maniglie! In tutta questa accozzaglia di maniglie chissà come sarebbe la luna. Un cubo, magari. Sarebbe un mondo molto strampalato.

Pensa luna che un giorno mio fratello aveva immaginato una storia surreale proprio su di te. Ti immaginava caduta, incastrata nel tetto della casa di mia nonna. E tutti noi impegnati a legarti con tiranti e altro nel mastodontico tentativo di rimetterti al tuo posto. Se tu avessi avuto qualche maniglia avremmo fatto meno fatica. Credo. Sei così... ambigua. Stai lassù, ci guardi, ma cosa vedi? Un ammasso di puntini neri che si muovono sul nostro pianeta, si scontrano, rimbalzano l'un sull'altro, in un posto sono in fila, in un altro formano un mucchio, e ridi. Ridi spesso, ti ho vista sai. Probabilmente sei l'unica a sapere la verità. Cosa succederà? Luna, luna, tu che stai lassù e vedi tutto, potresti almeno dare un segno.

(Il Conte in Toscana, lontani ricordi risalenti al 16 febbraio 1998)

Il mulino di Orbetello

PisaLa Provincia di Pisa si può suddividere in tre diverse zone: Valdarno, Valdera e Val di Cecina.

La provincia di Pisa confina a nord con la provincia di Lucca, a est con le province di Firenze e di Siena, a sud con la provincia di Grosseto, a ovest con la provincia di Livorno e con il Tirreno. A parte la pianura alluvionale che circonda il corso dell’Arno, quello della provincia di Pisa è un territorio prevalentemente collinare. Il tratto del litorale pisano che si estende a nord e a sud dell’Arno presenta vaste zone boscose: la Tenuta di San Rossore (visita il parco) e la Tenuta del Tombolo formate da estese pinete, praterie e campi. A sud, fino a Livorno, si estendono lunghe spiagge. Risalendo il corso dell’Arno la pianura si restringe verso il territorio fiorentino e a nord si profilano le alture del Monte Pisano ricoperte di uliveti. Segue un verde corridoio che sale verso Lucca e accanto si innalzano le ondulazioni delle Cerbaie ai piedi delle quali l’Arno entra nel territorio pisano. Nel territorio sono presenti altri fiumi: a nord dell’Arno c’è il Serchio che si getta nel Tirreno e a sud il fiume Era, affluente dell’Arno. La sua valle rigogliosa e fertile si prolunga verso sud, Proseguendo seguono le Colline Metallifere che si sviluppano in territorio grossetano e senese.

Pisa, gloriosa per il suo passato storico, per l’arte e per la cultura, si trova sulle rive dell’Arno ad una decina di chilometri dal mare. E’ conosciuta in tutto il mondo per la bellissima Piazza dei Miracoli (patrimonio Unesco), dove si trova la celeberrima Torre pendente. Molti poeti hanno decantato i suoi lungarni resi suggestivi dalle insenature del fiume e dai bei palazzi che si affacciano su di essi. Pisa è la patria di Galileo Galilei, che dà il nome al suo aeroporto internazionale. E’ sede di eccellenti istituti di ricerca e di studi universitari, come la Scuola Normale Superiore, nella suggestiva Piazza dei Cavalieri, e la Scuola di Studi Superiori e di Perfezionamento Sant’Anna, nella bella Piazza dei Martiri della Libertà, nonchè del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Numerose strade partono dalla città in direzione ovest e conducono al litorare pisano circondato dal Parco Naturale Regionale di Migliarino, San Rossore e Massaciuccoli (l'area si estende verso Lucca dove forma l'oasi naturale Lipu). Alla Bocca dell’Arno ha inizio un bellissimo tratto di costa dove sorgono i centri balneari di Marina di Pisa, Tirrenia e Calambrone.

Il territorio, oltre al litorale pisano, presenta altre tre zone di interesse naturalistico e culturale: il Valdarno, la Valdera e la Val di Cecina dove si trovano le famose miniere di Caporciano.

Il Valdarno si estende attorno al corso dell’Arno tra le alture del pisano e delle Cerbaie a nord e le alture del volterrano a sud. Qui si trovano colline tipicamente toscane ricoperte da campi coltivati, oliveti, vigneti e boschi, e costellate da borghi medioevali mentre nel fondovalle troviamo importanti distretti industriali e artigianali. Santa Croce sull’Arno e Castelfranco di Sotto fanno parte del Comprensorio del Cuoio rinomato grazie al suo sviluppo tecnologico che permette una produzione di pellami di qualità. Situata lungo la Via Francigena, San Miniato attrae visitatori con pregevoli opere d’arte e con gli incantevoli paesaggi dei suoi tre colli. A San Miniato Basso si trova il Museo Didattico sulla Civiltà Della Scrittura. L’ambiente boschivo favorisce la crescita di alcune varietà di tartufo fra cui il pregiatissimo tartufo bianco. Da San Miniato a Volterra nel periodo autunnale si susseguono fiere, mostre, sagre dedicate al tartufo. Di particolare interesse naturalistico sono le alture delle Cerbaie un tempo paludose, ora ricoperte da latifoglie e da pini, il lago di Bientina e la riserva naturale di Montefalcone, oggi aree protette. Fanno parte del territorio anche i comuni di Calcinaia, Bientina e Santa Maria a Monte.

A sud dell’Arno troviamo la Valdera e le colline pisane con gli immancabili olivi e viti per la produzione di olio e vino, ed una campagna fertile. Il paesaggio toscano è stato sapientemente conservato: vi si trovano i tipici casolari accompagnati dai filari di cipressi. Alle coltivazioni si alternano boschi e pinete ricchi di fauna selvatica. Il territorio permette escursioni fra poderi, pievi, strade panoramiche, borghi ricchi di storia e di opere d’arte. Numerose aziende agrituristiche offrono l’opportunità di trascorrere un piacevole soggiorno e di assistere a manifestazioni e degustazioni legate ai prodotti tipici.

Alla confluenza del fiume Era nell'Arno sorge Pontedera, nota per essere la sede della Piaggio. Il territorio comprende anche Ponsacco, il centro termale di Casciana Terme, Lajatico, Peccioli e Palaia, presso cui poter visitare i resti di un paese fantasma: Toiano (guarda il fotoreportage).

Proseguendo per la Valle dell’Era, nella parte meridionale della provincia, troviamo la Val di Cecina che offre un paesaggio assai mutevole. Vi si incontra la tipica campagna toscana con le classiche colture, le colline argillose, i calanchi e le biancane prive di vegetazione, le Balze di Volterra, una gigantesca voragine causata da un impressionante e continuo fenomeno di erosione. Volterra, città medioevale ed etrusca, ha un fascino particolare dato dai suoi palazzi, chiese, torri e dalla poderosa cerchia delle mura che la circondano. Altri centri del territorio sono Montecatini Val di Cecina, Castelnuovo Val di Cecina e Casale Marittimo.

A sud troviamo le Colline Metallifere: paesaggi selvaggi, boschi dai colori inusuali e presenze faunistiche importanti costituiscono le caratteristiche di un ambiente naturale di grande valore. Non mancano chiese, castelli e rocche da scoprire. Poiché il territorio è ricco di risorse minerarie, sono presenti anche cave e miniere. Il centro più conosciuto è Larderello, dove ebbe inizio lo sfruttamento dei soffioni per la produzione di energia geotermica.

(Il Conte in Toscana, 2 ottobre 2016)


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