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Ayrton SennaRuote larghe così
aderenti all'asfalto,
i quadretti son li uno bianco uno nero,
sole o pioggia,
non importa da dove ma spesso per primo,
scattavi veloce sul freddo grigiore
la pista ora larga, a volte affollata
bollente d'estate rischiosa in città,
affrontavi la curva la prima veloce
ne venivano altre
sempre più forte,
un cavallo vicino
lontano un alfiere,
sul gran rettifilo mangiavi pedine
rabbocco perfetto
solo pochi secondi
un colpo col piede
sempre primo,
sul filo del rasoio
vedevi il traguardo
la grande scacchiera e l'ultima mossa
re contro re
l'ultima staccata al limite
quella dello scacco matto...

Poi tutto da capo,
le tute raggianti
all'apparenza impenetrabili come i tuoi occhi
una partita è finita, un'altra comincia
cappello blu cupo nei giorni di prove
lo sponsor pretende,
il pubblico attende...

Un maggio tremendo
uno schianto inatteso
sei immobile, l'asfalto ti accarezza
le pale che girano, roteano nel cielo
è l'ultimo viaggio
quello più lungo
e nonostante tutto sei ancora il più lesto…

Ed io, che ancora non credo
son sempre là, ogni anno
ai bordi del prato
la maglietta sudata e lo stesso cappello
ti aspettano tutti, invano.
Parte la corsa e tu non ci sei
c'è solo un tedesco
un uomo di pietra
ma di te c'è un ricordo,
quello più grande, resta per sempre e corre al tuo posto,
vivo,
e sempre più ampio.

(Il Conte in Toscana, 2 maggio 1995, ore 00.59)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

Ayrton Senna a bordo della McLaren

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